30 Gennaio 2007giornalismo e tv
pagina nera
Lo stanno scoprendo tutti.
Non ci sono più i giornalisti di una volta.
Alti, asciutti, informalmente eleganti, impermeabili o loden, raffinate calzature, lettera 22, batterie di stilografiche nel taschino della ben portata giacca in tweed.
Inviati specialmente...
Là dove solo la fotografia in bianco e nero poteva certificare la veridicità del loro scritto.
Inviati o direttori di grandi giornali paragonabili a quelli più famosi d'oltremanica o d'oltreoceano.
Firme prima di tutto.
Da leggere, ripetere, ritagliare e conservare come un documento, si trattasse di guerra, di crisi finanziarie, di cambi di regime o di terremoti (i maremoti erano più rari).
Personaggi invisibili ai più.
Sono passati meno di 50 anni, velocizziamo sino ai giorni nostri - fermo immagine - play - ed ecco i nuovi "giornalisti".
Tutti appassionatamente insieme, alla domenica pomeriggio possibilmente, moderati, si fa per dire, da:
"Uno alla volta!"
"A casa non capiscono!"
"Le tolgo il microfono"
Cosa starà succedendo di così grave da radunare tanti giornalisti in studio?
Si parla e sparla di vip, amori, scoop veri o falsi. Di che altro sennò?
Argomenti che prima dell'avvento della domenica televisiva il pubblico più scriteriato li avrebbe trovati su decine di giornali, riviste o altro, a forte vocazione gossip.
Adesso, ahimè, c'è la telecamera, e loro ben inquadrati, a corto di look e di senso, a rappresentare la categoria.
Giornalismo?
fabrizio.pasquero@mediaset.it